domenica, 08 novembre 2009

Vecchia.
Ormai da anni.
Con primavere pesanti come valige sulle spalle.
Vecchia e sognante se ne andava in giro per quel pò di verde che ancora aveva il privilegio di mirare.
Seguita dalla sua ombra, la quale dimostrava certamente un'età inferiore a quella della sua legittima proprietaria. Il vento di un novembre solenne le scompigliava le ciocche grigiastre. In cielo uno stormo di nubi si faceva scompigliare la superfice da correnti sconosciute.
Era da tempo che aveva smesso di farsi investire dagli eventi e rifletteva su come ora gli eventi avessero meno consistenza. A volte anche le guerre non erano tali, ma una serie di tasti pigiati ordinatamente su tastiere comodamente adagiate su tavoli lindi. Mobili puliti. Quando le guerre a volte necessitavano, per comprenderne l'orrore distruttivo, di macchie su superfici calpestabili. Ma oggi si poteva ovviare a tutto ciò. Mentre un vero vento la faceva vacillare pensava a suoi nipoti. Vittime di identità virtuali cancellabili. Pensava a come a volte dietro ad un click vedevano scorrere buona parte delle loro relazioni sociali. Ripensò a quando il click in questione era il cane armato di un'arma. Pensò che quelle erano preoccupazioni e che neanche quel click seguito da una detonazione poteva "cancellare" qualcuno dalla vita di qualcun altro. 
Uomini, soltanto uomini. Ecco cosa siamo. Muniti di potenti memorie.
Memorie superiori, certamente, a quelle dei nostri complessi prodotti.
Strano doversi preoccupare di gesti così semplici; dal signifiato meno profondo di un dito cacciato su per il naso, con il conseguente e denso prodotto. Gesti che in un mondo di piazze virtuali avevano il loro peso. Riflettè, però, che essendo tutto spostato in un mondo senza peso, di cosa ci si doveva preoccupare? Ricordò una canzone dei suoi tempi, quando cantando "Nel terzo millennio…le donne chiameremo uomini e gli uomini bistecca o prosciutto ma un bacio resta sempre un bacio e un rutto resta sempre un rutto" i Tre Allegri ragazzi Morti avevano inquadrato la faccenda. Mai e poi mai un gesto potrà sostituirsi ad un altro, anche se in un preciso istante può sembrare il contrario. Ma al contrario un click è solo un gesto, un pugno è un colpo portato con velocità verso una parte del corpo. Ma un click non è un colpo di spugna. Un colpo di spugna è qualcosa che lascia una scia umidiccia e una traccia di "cancellatura". Fece girare i neuroni. Gli dide lo stimlo giusto e nonostante l'età pensò che...non ci si doveva troppo angustiare per qualcosa di troppo semplice ed immediato. Perché un gesto che ha un filtro non ha esattamente la stessa forza di un colpo portato immediatamente e velocemente.
Pensò ai suoi nipoti e a quanto avrebbero appreso se solo si fossero staccati un attimo da quei mezzi che prendevano e pretendevano grandi attenzioni, come cuccioli famelici.

Uno stormo di uccelli sfrecciò via a svariati metri di distanza dalla sua testa. Quel che vide le diede un altro motivo per pensare, per rafforzare i propri pensieri. 
Un "regalo" lasciatole incidentalmente sulla giacca da uno degli uccelli dello stormo, la fece sorridere..."una cagata è pur sempre una cagata". Una traccia è qualcosa da seguire, a volerlo. Uno sguardo è insostituibile.
Ma nulla si cancella. Basta pensare ai dinosauri. Basta pensare ai sentimeni. Basta pensare...infatti...basta non pensarci troppo.
Ritornò sui suoi passi dopo quella serie di riflessioni domenicali, affrontate senza sonno. Affrontate nella sua mente perché non vi erano altri posti dove intavolare certi discorsi.
Tornò. Forse un pò meno preoccupata per i suoi nipoti. Forse senza preoccupazioni...senza preoccupazioni pregresse.

Buona Vita Gente!   

postato da: TazzyDriver alle ore 13:02 | Permalink | commenti
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lunedì, 26 ottobre 2009
Se capitate in quella città, non potete non passare per il bar di O'Malley. E' un posto strano. Scendendo una scalinata vi trovate in una specie di scantinato buio. Aprendo la porta la seconda impressione non si discosta troppo dalla prima. Poi mettete a fuoco e notate che dietro al bancone c'è questo tizio dall'aria scorbutica, resa ancora più scorbutica, dalla benda sull'occhio destro. Il tipo in questione ha una lunga barba grigia, parla poco, sicuramente starà asciugando un bicchiere e vi guarderà in tralice, col suo unico occhio di ghiaggio.
Beh, quello è O'Malley...voi chiedetegli da bere e lui ve lo verserà. Voi prendetevela con lo Stato e lui vi ascolterà, imprecando con voi, magari versandosi un bicchiere di qualcosa.
Chiedetegli un consiglio e vi ribatterà - porca puttana che cazzo di vita...certo...certo...ma pensaci bene...cioè...- non vi dirà nulla ma ci sarà per ascoltarvi e non dire nulla. Cosa che a volte va bene, no? Ci sono serate durante le quali vanno bene i silenzi. Voi vi sfogate e non necessariamente c'è la necessità che chi vi è seduto di fronte vi dica qualcosa. Che sia positiva o negativa. A volte l'importante è non parlare. Come a volte è importante evitare di scadagliare troppo l'animo altrui. A volte c'è semplicemente bisogno di tempo e di spenderlo. A volte anche senza troppe parole. A volte anche senza dire nulla fra tante parole.
Voi parlategli e lui risponderà. Anche solo con un "vaffanculo".
Ma non chiedetegli mai un consiglio per qualche regalo, per delle sorprese. Il vecchio è molto suscettitible e odia le sorprese. Nel suo locale si possono tirar giù santi dal calendario e andarsene con un'etilica scrollata di spalle. Ma mai e dico mai...si può parlare di sorprese.
Lo so perché l'ho visto picchiare. Lo so anche per via di una certa facceduola raccontatami dal buon Cedric. La situazione vedeva coinvolto l'amico in questione, un pacchetto in occasione del compleanno del suddetto barista e l'esclamazione -sorpresa!- urlatagli in faccia al vecchio da quello sprovveduto, sorridente, di Cedric. L'occhio nero che decorò per settimane il volto del mio amico mi fece capire che forse era il caso di lasciar perdere.
Poi una sera Cedric mi disse, attraverso l'ambra di una birra media, che aveva scoperto il perché del pessimo caartteraccio di quell'uomo. Prima di iniziare il racconto Cedric si passò una mano sui capelli arruffatti ottenendo un effetto decisamente ancor più scombinato sul suo volto. Il suo racconto non se se fosse vero, però mi piacque. Iniziò e finì così:
"O'Malley nella sua lunga vita ne aveva viste di tutti i colori. Gente ubriaca nel bar. Personaggi coi quali avresti passato lo straccio in terra, una volta terminata la loro serata. Nello stesso modo. Sullo stesso pavimento. Nello stesso modo. Sempre lo stesso. O'Mallley pensava che ormai tutto fosse un magico cerchio dal quale non si poteva assolutissimamente fare un balzo fuori. Se ne era convinto già al secondo anno di attività.
- Ah, le ho viste tutte e di tutti ci colori- diceva O'Malley versando dell'amaro in un bicchiere che non somigliava minimamente ad un calice, quindi poteva anche essere avvicinato anziché allontanato. L'avventore in questione avvicinava, certo che avvicinava e riordinava, certo che riordinava.
Il nostro mesceva. Versava. Tirava giù santi e madonne quando osservava i murales lasciati in bagno dai soliti disperati.
Pensava - Ecco qua...-
Pensandolo si convinceva che forse qualche sorpresa nella vita valeva la pena vi viverla, di riceverla.
Eppure non sempbrava tutto così semplice. Ma ormai il nostro barista se ne era convinto. Un omaccione. Grande e grosso. Con delle braccia da orso e una barba che rendeva arcigno ogni suo sorriso. Una specie di Caronte, senza barca, senza remi ma con tanto tanto liquido sul quale traghettare i suoi clienti.
Il nostro un giorno decise di prendere moglie e lei, stranamente, si fece prendere.
Erano passati anni di monotona serenità. O'Malley non aveva ricevuto in sorte degli eredi. Il bar era suo e lui dei suoi clienti.
I segreti d'amore dei quali veniva messo a parte da avventori e tristi dame dall'occhio liquido erano sempre gli stessi. Terminate quelle cofessioni il nostro barista lanciava uno sgaurdo alla moglie, la quale ricambiava e si dirigeva ad un tavolo a caso. Lui le sorrideva per abitudine e lei rispondendo, magari, andava a prendere la segatura da spargere in terra nel seminterrato.
Era tremendamente convinto che tutto il mondo passasse da quelle parti, davanti al suo bancone.
Tremendamente convinto che tutta la vita fosse priva di sorprese.
Lui le aveva viste tutte nella sua vita. Attendeva qualche bella sorpresa, ma s'era ormai convinto da lustri che queste ultime non esistessero.
Ci fu un periodo, durante il quale O'Malley chiuse il locale per settimane. Fuori dalla porta c'era scritto "chiuso per lutto". Di fuori i muratori tentavano in vano di tappare quei fori maledettamente profondi che infioravano tutta la facciata del Bar. Un muro bianco pieno di rose grigiastre sbocciate sulla sua facciata.
Quando tornò O'Malley odiava le sorprese e aveva quella benda calata sull'occhio destro. Una parte di se aveva visto troppo, tutto ciò che forse era meglio non rivendicare e aveva smesso di funzionare. Il vecchio O'Malley aveva comrpeso, in quelle settimane di solitudine nera, che la sorpresa è in ogni angolo, che non necessarimente si manifesta in modo scoppiettante. Comprese che ci si meraviglia anche se si vive da anni nello stesso posto, perché le differenze sono minime, ma determinanti. Comrpese che forse avrebbe dovuto pensare di meno. Forse avrebbe dovuto farci meno l'abitudine. Comprese che non le aveva viste tutte e decise che non voleva più vederle...
...sì, il veccio O'Malley le aveva viste tutte. Comprese le risse per una nocciolina. Compresi individui ordinari in compagnia della loro ordinaria birra bionda piccola. Compresi i tipi ordinari imbottiti di sorprese. O'Malley le aveva viste tutte, compresi
pazzi omicidi nel suo locale. Sua moglie devastata dall'impatto con del piombo "lanciatole" in pieno volto da una distanza ravvicinata. Un proiettile vagante che avrebbe mandato una parte della sua persona fuori dall'orbita.
Ecco perché non ama le sorprese uno che ha un'aspetto sorprendente"
La storia finì così. Mentre alla radio girava un pezzo di Nick Cave.
Ricordate che se volete bere, da quelle parti il posto migliore è il suo bar, ma ricordate che...ci sono parole che non vanno dette, come dei gesti che non vanno fatti. Ricordate che quel che oggi non si manifesta non è detto che mai si manifesterà e ricordate che sorprendersi è la cosa giusta da fare perché non esiste nulla di troppo scontato. Figurarsi che anche dietro ai saldi c'è l'inculata...ergo...

Buona Vita Gente!

Scritto in una serata...poi una mattinata...mentre allo stereo Murder Ballads fa il suo dovere. Liberamente tratto da O'Malleys' Bar di Nick Cave.


postato da: TazzyDriver alle ore 13:46 | Permalink | commenti
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venerdì, 16 ottobre 2009
Sempre di zaino.
Ricordo. Leggevo Kerouac e la mia massima aspirazione era quella di vagabondare un pò. L' ho sempre tenuto caro, lo zaino, dal giorno in cui ho compreso che non serve un letto per dormire comodi. Non servono certezze per avere lo sguardo limpido e pieno.
Sai, per me il massimo è ciò che può entrare in uno spazio così piccolo, nonostante la sua vera, immensa, stupenda mole. Qualcosa che porti e da lì non scappa. Qualcosa che...entra comodo in uno spazio ristretto. Un pò a misura di cuore. In un organo così piccolo entra tutto, entra un'immensità di "roba". Il caos. La vorticosa centrifuga di ricordi ed esperienze. Il roboante mescolarsi di ogni singola parte di te. Ma il bello è che non scordi chi sei. Mischi, rendi omogeneo quel che hai preso un pò qua e un pò là. L'hai anche rubato a gente ignara.
Labbra che si distendono in un sorriso.
I capelli buttati indietro quando, fino ad un attimo prima, se ne stavano davanti agli occhi.
Gli occhi, che si scoprono e ti fanno osservare dall'anima ai calzini...tutto! Dico tutto! Tanto. Grande!
Il tempo.
I mesi.
Il tempo impiegato, quando neanche voleva fare quel mestiere, cioè magari da impiegato voleva essere direttore...artista, artigiano...magari non voleva essere impiegato.
Ci sono giorni che non ricordo, altri che lasciano sensazioni esatte.
Ricordo un giorno. Ero in un treno pieno di gente. Così me ne stavo accanto alle porte. Ero lì. Faceva freddo. Entrava un'aria che spezzava le gambe. ma c'era il sole, così tutto era sopportabile. 
Lo zaino era ai miei piedi esattamente accanto ad un cane. Un mosaico di razze diverse, indice che la madre del suddetto animale s'era divertita parecchio nel concepire quel preciso cucciolo. Dal lupo, al cane...un pò come dalla scimmia all'uomo, ma con meno dignità per la scimmia. 
Negli occhi di quell'animale c'era la classica malinconia di chi se ne sta per i cazzi suoi e non vuol essere disturbato. Lo sguardo tipico del vaggiatore che porta tutto con sè...e...stupore...non aveva zaini di sorta.
Era piccolo. Un cucciolo. Ma di quelli fieri ai quali appiopperesti la frase del buon Paz: SONO UN LUPO IO, CHE NON MI SI CHIAMI FIDO QUINDI!
Il treno procedeva, il cane sonnecchiava, io mettevo nello zaino il panorama che si srotolava veloce. I propietari del cane, due punkabbestia in là con gli anni, parlavano di birre in una lingua che non conoscevo (e ci vuole poco dal momento che io non sono portata per le lingue) ma capivo che la dissertazione verteva su malto e luppolo perché...consocevo le marche (e da dove vengo secondo voi?) che stavano elencando.
In quel momento, di circa due anni fa, ho compreso che sarei potuta andare avanti ad oltranza. Perché casa è qua. vedi? Sto indicando un punto preciso del petto. Casa è anche qua...sì...qui...segui il dito. Vedi? Poggio l'indice sulla fronte. 
Anche un pò qua. L'inquadratura si stringe sullo zaino.
Poi c'è tutta una serie di sere. Una serie di momenti. Chiari come una testata. Che porto con me. C'è uno spartiacque naturale. C'è un attimo nell'arco di un tempo preciso sul calendario che ha cambiato tutto. Nuovamente tutto muta. Nuovamente tutto entra in uno zaino simile alla borsa della cara Mary Poppins.
Pescare là dentro è difficile. Cerchi delle parole precise ed escono aneddoti a proposito di un cane.
Sai sono sempre andata, anche se...fondamentalmente sono rimasta sempre qua...vado...e giungo...la meta...la meta è un posto caldo, un viaggio dentro ad un nervo ottico...un abbraccio e parole grandi come zaini...forse valigie...gesti...forse...
...posso fare solantanto un cosa: uscire un pò al freddo. Chiusa nel mio vecchio maglione di lana. I soliti pantaloni stracciati. Le mani in tasca.
Un pò di musica in mente. Lo zaino sulle spalle.


Buona Vita Gente!

Grazie Tu.
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sabato, 10 ottobre 2009
Mi stringo un attimo nelle spalle. Piove. Strano, con tutto il caldo degli ultimi giorni non credevo fosse possibile che il tempo cambiasse rotta in modo così repentino. Ma di cosa mi stupisco? Tutto muta, l'ho sempre tenuto a mente...l'ho sempre voluto tenere a mente. Tatuarlo su di un polso, adottarlo, come un bimbo abbandonato davanti ad una chiesa. Il simbolo di qualcosa che non doveva avvenire e invece è avvenuto e reclama un avvenire, nel divenire...di esistenze tangenti, di convergenze. Nel divenire anche quando il fiume gonfia le sue acque, anche quando si crede di non riuscire a sopportare tanto, anche quando si pensa - è troppo...io mi chiamo fuori-
Piove e allungo la mano per testare, o tastare, l'umidità. 
Il dorso. Poi offro il palmo. Mi dicevano che sul palmo c'è tutta la cartina della vita. 
Interessante.
La pioggia mi rattrista sempre un pò, soprattutto quella autunnale. Ripenso, forse troppo, e risalgono la corrente storie strane.
C'era un tipo, un volta, che aspettava il treno. Lo attendeva senza fretta, mentre la sua figura, alta e imponente spartiva le acque di una pioggia battente. La luce era la stessa di questa mattina. Potente, con molti grigi nella manica. Intensa e rivelatrice.
Il cappuccio della felpa era tirato su e il cotone, della felpa, stava facendo il suo dovere, ovvero assorbiva tutta l'h2o possibile. Ma non se ne curava. Non ci pensava più. - Che tu corra o cammini...ti bagnerai sempre allo stesso modo...- aveva scritto un tempo, quando suonare la chitarra era semplice. Anni addietro, in un periodo perfetto durante il quale le corde si facevano addomesticare. Erano poi docili, mentre le metteva alla prova. Anche nell'istante della rottura lo assecondavano fino alla fine, come quando il capitano grida -all'arrembaggio!- e i pirati saltano da una nave all'altra anche se non sono esattamente sicuri di atterrare preciamente là dove s'erano prefissati di arrivare.
Con la mente zeppa se ne stava sotto al cielo. Penserete che non aveva altra scelta. Forse non c'è scelta, ci sono cose che non possono essere altrimenti, ma anche no...forse qualcosa si può fare, probabilemente si può trovare un modo per dire -sì posso fare soltanto questo, ma lo farò così- 
Quanta filosofia è stata buttata nel pozzo attribuendo all'uomo il libero arbitrio o soltanto il ruolo di guardalinee...ah ragazzi...tanta...e quanti pensieri sono caduti, come pioggia in mattinate grigie, mentre qualcuno cercava di affrontare l'inevitabile con un approccio proprio. Sapete...quando uno non vuol far più cover ma sforna pezzi propri. No?
Quanti "se" e quanti "ma".
Quel giorno li aveva tutti in mente.
Anche lui allungò la mano e vi fece cadere le gocce. Quel gesto scoprì un avambraccio blu di china. Naturale. Naturalmente. Ma nel blu, dipinto di blu, cantava quello, vi era un unico spazio bianco. Una linea. Un tratto che segnava l'attaccatura del polso. Bianco e in rilievo. Un bianco rilevante. Un bianco stonato nell'armonia di un innnaturale pigmentazione dell'epidermide. Così bianco da somigliare ad una sottolineatura. Rimarcava la sua passata indeguatezza al vivere e diceva, col palmo rivolto alla pioggia, - leggi quel che ho fatto-
E no, mentre il treno sopraggiungeva non si buttò sui binari. In silenzio vi salì sopra. Con tutti i suoi "se" con una zavorra di "ma". Con dubbi perchè mentre si guada il fiume si hanno sempre dei dubbi, forse di poteva prendere un canotto e non farsela a piedi. Forse andava tenuta in considerazione la corrente. Forse era il caso di affrontare un alatro fiume. Tutto in mente, mentre senza un'idea precisa saliva.
Ma quel segno...
Quel segno, per dirla con un gioco di parole stupide, mi segnò.
Siamo diversi in diverse maniere. Siamo corde rotte sotto la pioggia. Differenze in un numero delle settimana enigmistica abbandonato in bagno. Forse inutili. Forse utili in qualche maniera...forse sappiamo dare consigli da ubriachi e scrivo forse. Siamo. Ecco il punto, importante è capire di essere e da quel punto essere pronti...al mutare degli eventi, al mutare dello stato d'animo. Essere pronti come corridori allo start. Pronti anche ad un trasferimento doloroso. Ad un giro in una terra impervia. Pronti a prendere pioggia senza il desiderio di restituire nulla. Pronti ai saluti e al treno. Pronti. Perché si scampa a segni decisamente più forti che scalfiscono le carni come rasoi, che si imprimono nella mente febbricitante di tutto. Dico solo che oggi piove. Scrivo soltanto che prendere treni e decisioni è uno dei pochi poteri che abbiamo. C'è chi della vita ha fatto un sengo all'attaccatura del polso e facendone ammenda ne ha fatto la linea di confine per vivere. C'è chi non ha mai osato tanto ma dovendo partire sente che la sua personale linea coincide coi binari, le traversine e una campanella insistente alla stazione di non so dove. C'è chi con coraggio ha rivoluzionato certezze e convinzioni...con un trasporto tale da lasciare senza parole, solo grandi e commossi sorrisi. 
Il gioco non c'è...c'è solanto lo sforzo di non cadere...di mantenersi su...anche se la corda è stretta,vacilla e l'asta che stingevamo fra le mani per il contrappeso c'è scivolata di mano.
Forse questo è solo uno scontato scritto sulla vita e le mattinate grigie.
Volevo dire buon viaggio a qualcuno che a malincuore deve farsi un giro.
Volevo dirle -forza che la rivoluzione inizia così...dal malcontento!-
Volevo dirle di non cedere e procedere precisia e dritta come una freccia.
Volevo dire a chi già sa che il suo segno ha colpito e ho provato a capire dal mio punto di vista.
Voglio dire ad un altra persona ancora che dal fondo dello sguardo vedo il tutto, le parti, il sé e la bellezza di ciò che non si può dire perchè la filosofia impone anche un pò di modestia e ti fa fermare anche quando, in precedenza, ti ha conquistato con un overdose di parole, ti impone il silenzio ammonendoti con un "non si può affermare di aver compreso tutto" e ti senti meglio perché sai di poter non comprendere...di avere la capacità di lasciar fluire...di poter osservare con sguardo inebetito ed essere giustificata. Volevo dire che ora la pioggia è un pò meno triste. Volevo dire che forse ho capito "se la pioggia cade non è poi così scontato". Volevo dire...voglio dire...tutto quel che ho buttato qua.

Buona Vita Gente!!!! 
postato da: TazzyDriver alle ore 10:21 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, 28 settembre 2009

Cedric si dimenticò la mano in tasca osservando il sole di ottobre che scaldava come quello di giugno e pensò...che forse è strano se una cosa somiglia ad un'altra quando in realtà dovrebbe essere l'opposto. Un'operazione semplice e utile (un favore che fa la natura all'uomo nonostante i torti che subisce), così da consentire ad un ampio raggio di individui di poter distinguere lo scivolone delle stagioni.
Ma cosa importava? Tanto la maggior parte delle persone non bada a nulla che possa cadere più in là del proprio punto di vista. Concetto che in tutto e per tutto somiglia un pò al punto di saldatura messo con superficialità, perché, figlioli, se poggiamo l'lettrodo soltanto su uno dei due lati non otterremo nulla al di fuori di un pezzo di ferro che cade in terra con un escresceza strana sul dorso. Non attacchiamo un bel nulla se non prendiamo in considerazone i due poli, i due lati.
E c'è gente che si accontenta, pensate.
Infatti il nostro non aveva nulla da obbiettare. Se a molti andava, lui avrebbe cercato fra gli altri. Quelli che magari non sanno da che parte prendere l'elettrodo, ma almeno hanno ben chiaro il quadro che hanno di fronte. Vedono i due lati e improvvisano. Fanno una jam session.
Ma sapete? A Cedric non fregava un cazzo in quel frangente, erano solo considerazioni.
  
Pantaloni corti. Maglia della Guinness bucata. Occhiali da sole e nulla, nulla da dire. Il sorriso gli si stampava preciso sul volto senza aggiungere troppe parole, perché quando qualcosa va...più di una considerazione banale non ci possiamo cavare di bocca. Perché quando si vive qualcosa parlarne è strano. Un pò come prendere appunti sulle montagne russe, come fai? Urli e hai le mani in aria...cadrebbe tutto, il taccuino, la penna e la realtà delle sensazioni. Il ferro, quello che poi andrà saldato, va battuto finché è incandescente altrimenti...altro giro altra corsa. Poi portare una spranga sulle montagne russe è un'operazione pericolosa e complessa. come fai? Gli paghi il biglietto poi? Lo fai passare per un parente con il quale i apporti si sono raffreddati? No? Ogni cosa al suo posto, nell'ordine di un perfetto disordine.
Cavolo a quante cose s'aggirano per la scatola cranica quando non ri riesce a parlare!
Mentre non diceva nulla pensò:
- Chi vede qualcosa in me cosa vede? Come fa? Io ho sempre saputo camminare sulle foglie secche, avanti...solo avanti anche quando ho avuto paura di procedere, avanti calpestando con fatica anche là dove sembrerebbe semplice porre un piede avanti all'altro. Un pò di codardia, col sospetto di beccare i resti fumanti della cena di qualche cane al di sotto di quella distesa. Un bel pò di ipocondria. Parecchia, tantissima insicurezza e un'insensato bisogno d'affetto. Cosa vedono? Perché a me sembrerebbe tutto nella media e un pò temo il giorno che s'accorgeranno che qua sotto non c'è nulla di profondo se non qualche esperienza romanzata, alcune reminiscenze di filosofia. Ma finché dura...cerchiamo di sembrare intelligenti.  

E le parole, anche le praole mi remano contro. Le parole non escono perché non vogliono, perché sono tutte intente a stupirsi non riuscendo a raggiungere i risultati sperati. Le parole sono in vacanza, sto facendo magazzino. Ma mai sono stato così calmo senza parole...-
Come poteva proferire qualche parola?
Cedric era affascinato da quel che aveva di fronte. Cedric era stupito dal sapore. Confuso dall'intensità. Stordito dal poco sonno. Incredulo come il giorno del primo tatuaggio, perchè un cambiamento è un cambiamento non c'è nulla da dire (anche se le stagioni non mutavano). Un profumo sempre nelle narici. Un suono in mente. Abbacinato da dialoghi fatti di soli sguardi...intensi...immensi. In attimi in cui il tempo procedeva cauto come un cecchino appostato su di un campanile...c'era, ma poteva sapere che era là se in quel frangente stava ammirando uno spettacolo di così profonda bellezza da rendere la percezione di qualcos'altro una offesa allo spettacolo stesso?Il tempo sparava e Cedric incassava, ma incassava bene perché mai il tempo era stato così ben speso.

Come poteva parlare?
Tutto si fondeva...si saldava...legandogli le mani. Provava, sfoderava il taccuino per poi riporlo...
Infatti prese e caccò in tasca. Osservando il sole il nostro s'incamminò, sulle solite foglie secche, lasciandomi il compito di concludere la cronaca di un bel nulla.
Forse privo di capo o coda...ma nel capo di Cedric è chiaro ed io mi fido.

Buona Vita Gente!

P.S: So che non ci sono solo foglie secche e che prima sono state germogli, che prima sono state verdi...che poi hanno cambiato colore e sono cadute...e so che per ogni foglia secca sotto le scarpe di Cedric ne salterà fuori un'altra verde.

 

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sabato, 19 settembre 2009

Cedric barcollava. Bar...collava...bar..perchè dal bar proveniva, l'unico nel raggio di alcuni considerevoli chilometri, l'unico che non calava la sua serranda sulle disgrazie degli avventori. La teneva alta come una bandiera, come un faro fra i fumi densi di notturne immersioni nel luppolo, nella vodka, nel jameson o in qualche altro dissetante risolutore. Cedric aveva avuto la sfortuna di un nome esotico ed un cognome troppo italiano. Così Cedric Palpaculi si presentava alle persone allungando la mano, scandendo il nome e boffonchiando il cognome. Chi lo conosceva per la prima volta sentiva di dover fare un giro dall'otorino perchè giungevano ai padiglioni note confuse a proposito delle origini della famiglia del nostro.
Cedric all'aria pensò forte - dio come mi manca suonare. Come odio non scandire il ritmo, come è dura ballare ad una velocità che non determino io. Mi manca il rullante appagante, la cassa come il cuore, il charleston inesorabile e creativo...-
Infilò una via via l'altra fino a casa, fino alle scale, fino alla porta...cercò le chiavi e nei fiumi di fumi...nel riflusso di certezze...nella secca del letto di pensieri...fece cadere gli spicci, gli ultimi sopravvissuti allo sterminio di alcune banconote precedentemente allineate nel suo portafogli. Non se ne accorse, tanto era proiettato verso il letto ed alcune priorità. Anzi no, proprio sul filo di lana si ravvide, guardò addietro, vide quell'insolita semina e non pensò minimamente di raccogliere...di riprendere...perché:
- So che si guadagna e so che si perde, so che mentre si prendono decisioni ci si fa duri, so che a volte si cambia rotta e non si ha tempo per raccogliere gli spicci, so che se non ci si spiccia poi magari...il treno passa...la porta si chiude in un colpo di vento e si rimane fuori perché in un gesto atletico, da sprovveduti, le chiavi sono state gettate oltre la soglia e si rimane con le tasche rivoltate davanti ad una porta chiusa.-
Entrò, il buon Cedric...e chiuse la porta alle spalle...chiuse...perché era tempo di andarsene a fare sogni etilici su di un materasso. Una volta tanto sognare, come se fosse una priorità, come se non fosse una attività da peter pan de nuantri. Si diresse verso i sogni, perché a volte sono speranze e non desideri...la speranza che tutto si appiani, la speranza di essere amati, la speranza di incontrare uno sguardo penetrante, la speranza di non dover dire nulla ed abbassare gli occhi perchè quel che si vede è troppo...troppo bello, la speranza di fare solo quel che si vorrebbe fare nè una virgola in più né una in meno, la speranza di sognare e vedere che la realtà non si discosta troppo da quel che la notte precedente s'è mirato con l'animo in pace. La speranza di non smarrire la determinante differenza fra "perché" e "come", la speranza di poter tenere tutto in aderenza all'animo, magari non si trova il canale giusto, magari è inesplicabile...ma c'è. Il sogno di vedere cose futili dimenticate e solo il presente da costruire.
Il sogno Cedric lo amava profondamente perchè era il rimescolarsi di ciò che voleva e ciò che aveva fatto...il riposo...un pò come la rincorsa...l'alcol un pò come camomilla...ma non per dimenticare...perché in realtà anche ciò che vogliamo dimenticare non merita tale fine. A volte e dico a volte...anche se si ha cura...gli spicci cadono...a volte...è così triste...a volte non c'è fontana che li accolga...a volte non c'è desiderio che li accompagni nella caduta...a volte gli spicci sono il pedaggio da pagare quando si aprono le porte...a volte si perde...a volte non ci si gira per raccoglierli perché si è certi di non aver sbagliato...
Cedric giustamente dormì, giustamente sognò, giustamente non comprese all'alba da che parte iniziare ma provò, Cedric tastò le tasche e scoprì che non tutti gli spicci erano caduti...prese i pantaloni, osservò il sole di un settembre caldo ed uscì...di nuovo...con determinazione.

Dedicato a chi non trova il bandolo dei propri sogni e a volte vorrebbe spaccare i mobili di casa. Ad un'estate scivolata dalle tasche in velocità, a chi ha trascorso con me tutto quel tempo sotto al sole con un bicchiere di qualcosa in mano...insostituibili...uniche...immense...prive di gravità. Dedicato ai loro sguardi, all'amore che provo per ognuna di loro. Dedicato anche a chi...spero stia guardando questa pagina ed ha occhi nitidi e trasparenti. Dedicato a chi mi ha fatta sognare, quando gli incubi di solitudine mi ghermivano le caviglie, palesandosi in 160 caratteri e forse qualcosa di più. Dedicato alle conseguenti birrette. Dedicato a chi dileguandosi mi ha lasciato qualcosa di immenso, anche la voglia di non sapere...perché non è speranza, ma la certezza che tutto sia parte di un mosaico perfetto. Dedicato ad un'estate mentre l'inverno ci morde le calcagna e speriamo abbia fatto l'antirabica.

Buona Vita Gente!

   

postato da: TazzyDriver alle ore 11:06 | Permalink | commenti (3)
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venerdì, 11 settembre 2009

La tempesta in lontananza, sul mare, sembra la gonna di una sposa sollevata garbatamente per non sporcare l'abito delle grandi occasioni, sembra quasi sia pronta ad inglobare l'acqua sottostante e tutto il resto. Elagante, perché le tempeste sono spesso elganti sfide in passerella...un gioco a chi si fa vedere più duro, una lotta per non cedere di un passo e a passo di pioggia si va a devastare il proprio presente, seminando la propria sicura discordia, raccogliendo un cambiamento climatico che in punta di piedi incede per non macchiare il lavoro di alta sartoria. Funziona così con le coscienze indisposte, che non cedono di un millimetro per non rovinare l'immagine, e poco inclini al dialogo, funziona così se si è mare calmo, ma pronto alla sfida, teso nello scontro col un prepotente cambiamento climatico.
Comprendo poco perché ci si guardi in cagnesco così facilmente, ma con il mio consueto abito di critica malinconia avverto elettricità nell'aria, la stessa dei fulmini troppo vicini e dei tuoni che "se trona da qualche pare pioe". C'è un pò di tensione, personale, sociale e storica. Le persone sono ghicciai che non vogliono scioglersi ad un sole fuori luogo, sono tempeste vaganti con mantelli di inadeguatezza. Anche se non volevano mantelli, ma giacche di stilisti famosi. Purtroppo non sapendo da che parte viene l'indumento in questione fanno passare il tutto per scelta. Apparentemente fanno passare il mantello per una giacca, fanno passare una sensazione aliena per consapevolezza, ma...ma in realtà siamo assuefatti al malessere. Sono? siamo ovrei essere più esatta. 
A proprio agio nella pochezza.
In giro c'è tensione. 
A volte si sente.
Le scelte che fanno sulle nostre teste, fuori dalla possibilità di scegliere, condizionano il nostro passo sicuro, non lo vogliamo ammettere, perché pensare è troppo claustrofobico. Ma contemporaneamente la tempesta del malessere alza la gonna e ci fa apparire normale le urla del vicino per la tromba delle scale, normale il fatto che la vicina coetanea sia uscita di sé chissà perché e chissà se tornerà, normale il fatto che per strada si reagisca con più rancore di sempre. Tutto è normale e ciò che non lo è non genera riflessione ma un sorriso di commiserazione...un ghigno di paura.
Mi chiedo: chissà quando scopriremo le carte?
Quando capiremo che non stiamo bene e che in una società di folli tanto vale prosi due domande e non fare scorta di camicie di forza. Chissà quando capiremo che forse una domanda in più potrebbe salvarci. Un ascolto e un occhiata in più potrebbero allentare i nervi...così tanto per non finire sotto la gonna di una tempesta a caso. Tanto per non incazzarci più del dovuto.
Nell'incedere assente di un tizio a caso, con le braccia ciondoloni rivedo qualcosa che non comprendo bene.
Di recente qui in questa "oasi di pace" nella quale abito accadono cose strane, urla e strepitii, è come andare a dormire in uno zoo con animali mai stati in cattività e rinchiusi repentinamente è come assistere allo sfacelo della civiltà. Un microcosmo che riflette così in grande che a volte potrei pensare, mentre la tempesta alza con rancore la sua gonna, che non vi sia via d'uscita.
Ma credo ci sia.
Suppongo sia oltre la scuola che va allo sfascio senza mai essere stata un'auto pronta a muoversi per bene sulla strada. Una politica fatta di normale corruzione. Una serie di comportamenti meschini legittimati dal fatto che "tanto tutti se fa li cazzi sua...e allora pure io". Credo sia un pò oltre tutto ciò...credo si possa passare oltre con dignità dopo aver preso coscienza di quanta barbarie ogni giorno ci impegniamo a portare nel mondo, nella giornata, nel nostro relazionarci. Suppongo sia oltre dal momento che si può passare oltre...con coscienza.
Nel frattempo continuo a scrivere e forse a razzolare male...ma continuo...a volte risvegliando una coscienza che cade dal letto, oltre il mio personale sentire...
Ci provo, ma spesso quando alza la gonna...rimango impigliata là sotto, come se lo scontro fosse la ragione giusta attraverso la quale affermarmi...sono un pò come il mare che aspetta e vuol ribellarsi scalciando e innalzando onde come fossero pungi di minaccia.

Buona Vita Gente!   

postato da: TazzyDriver alle ore 08:50 | Permalink | commenti (1)
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lunedì, 07 settembre 2009

- Se solo sapessi scrivere…-pensava, mentre da dietro un cespuglio dava fondo al proprio intestino, dopo emotive lotte intestine, dopo aver cercato una soluzione democratica…liquidata poi con un ‘n culo a iss’ e seguita da un violento colpo di frusta del polso, snodato e utile anche a quegli scopi poco nobili.

Se solo avesse saputo scrivere avrebbe motivato, argomentato, con sollievo e frustrazione. Avrebbe scritto –è così, ma perché se fosse altrimenti non sarebbe così, ma l’ipotesi di una diversa direzione. Una cartina, una strada, un panorama di rassegnata tranquillità. Meglio così…bene così…avanti tutta!-

-Caino...Caino...avanti Caino...so che ci sei...dai...su...ma perché nascondersi. Tana! Ti vedo!-

E Caino, pulendosi con una grossa foglia uscì dal cespuglio.
Disse - Lo sò che mi vedi...e la cosa mi turba, cioè stavo...credo tu abbia compreso, sei un tipo sveglio, stavo...-
- Guarda, anche non fossi stato onnisciente, a giudicare dall'odore credo fosse palese...-
- Beh...se fossi un pò più discreto...ma...comunque, dimmi, non credo ti sia messo in contatto con me per discutere della mia naturale regolarità.-
- Sentirti parlare così mi fa pensare a come dalla costola dell'intelligenza umana sia facile scremare la stupidità. Ma il discorso è un altro: dove si trova Abele?-
- credo tu lo sappia...cioè...sai tutto, è palese, non ci vuole un genio per capirlo...cosa vuoi che ammetta?-
- e invece te lo chiedo...dove hai messo Abele?-
-...semplice, è là...un pezzo di là e un altro...credo...in quell'angolo...tutto ordinato in comodi sacchi ricavati dallo stomaco delle sue prolifiche pecore! Quando uno diviene tutt'uno col proprio lavoro, nevvero?- e Caino sfoggiò un sorriso ironico...
- Che battute infime! Allora, hai ucciso tuo fratello...ecco cosa hai fatto...e lo hai fatto perché il tuo senso di inadeguatezza non ti permetteva di reagire...allora...la gelosia ti ha fatto colpire il sangue del tuo sangue...la mano fratricida è quella con la quale ti stai decapperando ora...con finta indifferenza...vero?-
Continuò: -...e il rimorso ti sta dilaniando!-
Allora Caino, dopo aver svolto un'accurata perizia del contenuto del suo naso, aggiunse: - No, va tutto bene. L'ho fatto perché era irritante, era buono in modo esagerato, era tremendamente corretto, più di un caffè zeppo d'anice -
...ok, forse all'epoca caffè ed anice non c'erano, ma non possiamo saperlo...e poi...la battuta fa il suo porco effetto, no?
- E come ti senti, in relazione alle tue sconsiderate azioni?-
- Beh, bene perché quel che va fatto va fatto...il rimorso mi sta dilaniando, ma...capiamoci, per ogni azione c'è il suo corrispettivo negativo. Però, tutto sommato bene...ho fatto quel che andava fatto...allora bene...se mi fossi prodigato per sferruzzare accanto ad un fuoco, per non riflettere...allora sarebbe stato un male. Come ben sai bisogna seguire i propri istinti e poi...beh...poi si segue quel che verrà dopo e poi...si agirà perché non si può fare altrimenti...e poi si lascerà gli altri liberà di giudicare...di farsi giudicare...ci si libererà...senza troppe analisi. Tu ami le analisi dettagliate?-
- certo che sì...dal momento che so tutto difficilmente posso analizzare, ma...a volte...credo sia giusto...sia necessario...perché...ho esperienza del mondo dal momento che l'ho creato!-
- Ok, però che palle...non è uno sforzo più del necessario? Tutto è semplice…molto più semplice…certo dovresti saperlo meglio di me…no? Le analisi sono cose per chi pensa che dietro ad una zucchina vi sia l’invidia del pene…ma difficilmente le pene sono cagione d’invidia…vi sono pene e pene…basta chiederlo a chi a valle vanta attrezzature di tutto rispetto. Ma…-
- Basta! Stai tergiversando, stai ingannando chi non può essere ingannato, stai omettendo al cospetto di chi fiuta immediatamente queste cose, stai giocando con la pazienza di chi ha infinita pazienza, stai giocando con la sensibilità di chi ha infinita sensibilità, stai giocando con me come un pensionato in spiaggia col sudhoku…-

- Con cosa?-

- senti, non puntualizzare, tu parli di invidia del pene con largo anticipo sul tempo ed io dovrei spiegarti tutto ciò che dico?-

- Ma il dialogo non è composto da spiegazioni? Non si risponde a domande se le cose non sono chiare?-

- Certo! E ci si accontenta anche delle risposte, ma…cosa dovrei dirti in merito a qualcosa che non puoi comprendere, in merito a qualcosa che esce dal tuo esperire?-

- Ecco…vedi? Noti? Devo fidarmi di quel che dici come tu di me…certo, dovrei avere molti più motivi per fidarmi di te rispetto a quanto tu possa fare nei miei confronti…ma…vedi? A volte le analisi non servono, tutto è così…come tu dici ed io dico…tutto è semplicemente perfetto nell’estemporaneità dell’esperire. Le ferite, come testimonia mio fratello, sono frutto del dialogo (o della sua mancanza), ma se crediamo di poter sapere di più o di appuntarci ogni singolo verbo…poi…beh, andremo incontro alla scarsa voglia di dialogare perché…perché ogni cosa…ferisce le reciproche aspettative. Credo non si discuta…l’uomo s’infligge vicendevoli ferite…ma quelle marginali…quelle di striscio…quelle che non compromettono la funzionalità sono come i tagli della carta (?)…sono inavvertitamente là…non ce la prendiamo con il produttore della stessa…ne con te che hai creato l’idea della carta…accusiamo il "colpo"…sentiamo che brucia….ma tempo un attimo e già scriviamo, anche se un pò doloranti-
- Quindi vorresti dire che…?-

- Infliggimi la punizione, avanti! La merito! Ma non cercare altro dietro le mie parole e le mie azioni…sono chiare, soprattutto a te, sono questo. Penserai le azioni pseudo-attive di una persona passiva...di una persona sconsiderata…tu puoi anche saperlo…ma quel che mi muove è altro…a volte…serve solo la fiducia e un qualche scommessa sull’affetto…-

E un giorno l’avrebbe detto anche Pascal che credere (va bè nel suo caso aver fede) è una faccenda di scommesse…si scommette sulle proprie azioni come sull’affetto…sul futuro…e sull’amore…e dietro…dietro…spesso c’è solo il desiderio di andare senza troppi perché…perché…perché…si è chiari nelle azioni come nelle parole…e Caino…col suo marchio d’infamia può testimoniarlo…no???

 

Buona Vita Gente!

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domenica, 30 agosto 2009
Ricordò il suo vecchio che fra una parola biascicata e l'altra gli diceva -sei triste? bevi!Hai rogne? Bevi! Hai perso la strada? bevi! Hai trovato la strada? Bevi, è un buon motivo per festeggiare!-
Così bevve. Bevve perché da festeggiare non c'era, da rattristarsi neanche. Bevve per tutte le sedute di analisi non fatte, bevve per tutte le giornate affrontate passo dopo passo senza aspettative, bevve per festeggiare...magari il giorno successivo sarebbe stata  una bella giornata. Bevve fino a capitolare, bevve fino a svenire, bevve fino a dimenticare, pe rpoi ricordare, per poi bere ed obliare ancora. Bevve fino a quando la lancetta grande non inglobò quella piccola prendendola alle spalle, più o meno quando la gente perbene decide di uscirsene dal mondo dei sogni. Apparteneva alla gente perbere non certamente a quella perbene.
Bevve per gli affetti che aveva. Bevve per quelli che non trovava, come monete che scivolano sotto il divano.
Bevve e prima del sonno accese la tv e la prima frase che ne sortì fu -nel quartire dove sono cresciuto si diceva che si ottiene di più con una parola gentile ed una pistola che con una parola gentile e basta.- Ah, gli "Intoccabili" che gran film.
Bevve e dimenticò.
Poi si addormentò e si perse dove meglio credeva.
Bevve.

Buona Vita Gente!
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giovedì, 20 agosto 2009
...mai le leggerai perché altre dimensioni inghiottono il tuo essere e non avrai tempo per accendere questo strumento del demonio al quale ho consacrato la mia vita emotiva, le mie nottate di flirt ai solfiti, le volte che ho guardato cielo, mare e nubi con occhi diversi da quelli che solitamente scrutano gli elementi cercandovi una previsione per la successiva giornata di mare. Proprio dal mare venivo un'oretta fa. Col caldo, ah un caldo che avrebbe fatto squagliare i ghiaccioli in congelatore, un caldo da beduini coi cammmelli e questi ultimi avvolti in comodi parasole.
Un pò tuffandomi. Un pò spiaggiandomi sul bagnasciuga il tempo e la mattinata hanno fatto il loro dovere. Pensavo che...
Pensavo a te...
...poi ho deciso di tornarmene sui miei passi. Sono salita in auto...l'avevo parcheggiata nell'unico spazio disponibile: sotto il sole. Quando sono salita il mio sedere ha compreso alla perfezione il concetto di "biscottare" qualcosa, ma ormai c'ero tanto valeva non fare smorfie.
Ho messo in moto girando quel trabiccolo, spingendolo per la strada polverosa...ho pensato a Fante, ma pensare a Fante è un pò come pensare a te...in questo periodo tutto mi riporta a te...tutto mi riporta a Fante...tutto sembra così ironico, triste ed epico che non possono non avervi fra i miei pensieri. L'unica differenza è che nella borsa avevo un suo libro, accanto a me non c'eri tu. Ma non fa nulla, vero? Tanto le onde vanno, tanto le botti si svuotano, tanto l'asfalto s'infuoca e ogni cosa che provo somiglia perfettamente a quell'effetto dato dal catrame solidificato che si surriscalda, sai quella specie effetto "onde" che si staglia di fronte a te? Pensi -laggiù dell'acqua? Grande!- perfettamente conscia che non ci sarà nulla di più umido del tuo sudore su quella lastra di infernale asfalto.
Sono passata con il mio mezzo davanti ad alcune case diroccate, adagiate a pochi metri dalla spiaggia. Adagiate perché diroccate e quasi stese, anzi ricurve, su loro stesse. Una volta qualcuno sicuramente vi ha abitato ed ora non vi sono più finestre. Una volta qualcuno, probabilmente vi entrava ed usciva soddisfatto, ora non si vedono più porte e il tetto è divelto. Una volta anche il mio cuore era diverso. Una volta, ah che bei tempi quelli, batteva con immediata gioia. Una volta era tutto preciso e c'erano imposte, tetti e giardini curati. Poi il caos e dove c'era una costruzione solida s'è creato un campeggio. Meno impegnativo, in più le tende si smantellano con minore impegno. Ma non è negativa la cosa, anzi...è pratica...e no...non risparmia il dolore...solo che non si hanno grosse propspettive di costruzione.
Sì, scrivo per te perché, eh beh, che altro posso fare quando qualcosa di bello mi si staglia sulla strada? La stessa strada surriscaldata fatta di mille liquidi abbagli? Posso solo scrivere e sorridere con un pò di magone, che altro posso fare? No?
Sarebbe bello se riuscissi a leggere queste righe, bello come se facessi ritorno...bello come ritrovarti improvvisamente quando improvvisamente crevedo mi avrebbe colta soltanto un'alba scazzata fatta di svariate possibilità mancate. Che tu legga o faccia ritorno...beh, mi auguro avvenga...e se non dovesse avvenire, ok...decisamente sì...dovrò fare come da piccola con lo sciroppo. Sai? Sono allenata, da piccola soffrivo di tonsillite cronica. Certo alle amarezze non ci si abitua, ergo spero che il vento soffi a mio favore...spero che questo cazzo di mal di gola passi e non si ripeta!
So che non leggerai, ma a te proprio a te dedico la scrittura di questo momento, il cd di Jeff Buckley nello stereo e molto di ciò che profondamente si agita in me.
Anche le rondini rifanno un giro nella località di villeggiatura dell'estate precedente perché non tu? No? E quando mi stuferò di sperare, in automatico diventerai un ricordo dolce...immensamente brillante...e quando mi stuferò di sperare speriamo di non morire cagando!!!

Buona Vita Gente!!!

...liberamente ispirata dalla sostenuta lettura dei libri di J. Fante... 
postato da: TazzyDriver alle ore 13:34 | Permalink | commenti (1)
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